Ricorso  ex  art.  127  della  Costituzione  del  Presidente  del
Consiglio  dei  ministri  rappresentato  e   difeso   dall'avvocatura
generale dello  Stato  (codice  fiscale 80224030587),  presso  i  cui
uffici e' legalmente domiciliato in Roma, via dei Portoghesi  n.  12,
contro la provincia autonoma di Trento  (codice  fiscale 80003690221)
in persona del Presidente pro tempore,  nella  sua  sede  in  Trento,
piazza  Dante,  15  per   la   declaratoria   della   illeggittimita'
costituzionale  degli  articoli  10,  comma  1  e  comma  2,  nonche'
dell'art. 12, comma 3 della legge provincia di Trento n.  12  del  23
dicembre 2019 (pubblicata nel  BUR  n.  51  del  24  dicembre  2019).
Delibera C.d.M. del 21 febbraio 2020. 
    1. La legge della Provincia di Trento n. 12 del 23 dicembre  2019
(B.U.R n. 51 del 24 dicembre  2019)  recante  «Legge  collegata  alla
manovra di bilancio provinciale 2020» presenta i seguenti profili  di
non conformita' alla Carta costituzionale. 
    2. L'art. 10, comma 1, prevede che «Fatto salvo l'attuale termine
di scadenza delle graduatorie di figure professionali per le quali e'
stabilito nel bando di concorso, tra i requisiti d'accesso, un limite
d'eta', i termini di validita' delle graduatorie per le assunzioni di
personale provinciale a  tempo  indeterminato  relative  al  comparto
autonomie locali, gia' prorogati fino al 31 dicembre 2019 in scadenza
nel primo semestre del 2020, sono prorogati fino al 30 giugno 2020». 
    Il comma 2, prevede che «I termini di validita' delle graduatorie
per le assunzioni di  personale  a  tempo  indeterminato  degli  enti
strumentali indicati dall'art. 33, comma 1, lettera a),  della  legge
provinciale 16 giugno  2006,  n.  3  (Norme  in  materia  di  governo
dell'autonomia del Trentino), gia' prorogati fino al 31 dicembre 2019
in base alla normativa provinciale o in scadenza nel corso del  primo
semestre del 2020, sono prorogati  fino  al  30  giugno  2020,  fatta
eccezione per le graduatorie del personale del ruolo  sanitario,  che
conservano la scadenza prevista». 
    3.  Le  disposizioni  contenute  nell'art.  10,  comma  1,  sopra
riportato sono in contrasto con l'art. 117, comma secondo, lettera  l
- «ordinamento civile», con l'art. 117, terzo  comma  -  principi  di
coordinamento  della  finanza  pubblica  -  e  con  l'art.  3   della
Costituzione  -  disparita'  di  trattamento  -,  che  costituiscono,
dunque, i parametri costituzionali di riferimento  di  illegittimita'
delle norme impugnate con il presente ricorso. 
    4. L'ambito di applicazione delle disposizioni  appare  generico,
non essendo chiaro quali siano le graduatorie oggetto di proroga. 
    5. L'efficacia  di  entrambe  le  previsioni  andrebbe,  infatti,
limitata  alle  graduatorie  che  risultano  approvate  negli  ambiti
temporali specificamente previsti dall'art. 1, comma 147, della legge
n. 160 del 2019 (legge di bilancio 2020), secondo il quale: 
    «Le amministrazioni di cui  all'art.  1,  comma  2,  del  decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, possono utilizzare le  graduatorie
dei concorsi pubblici, fatti salvi i  periodi  di  vigenza  inferiori
previsti da leggi regionali, nel rispetto dei seguenti limiti: 
        «a) le graduatorie approvate nell'anno 2011 sono utilizzabili
fino al 30 marzo 2020 previa frequenza  obbligatoria,  da  parte  dei
soggetti  inseriti  nelle  graduatorie,  di  corsi  di  formazione  e
aggiornamento organizzati da ciascuna amministrazione,  nel  rispetto
dei  principi  di  trasparenza,   pubblicita'   ed   economicita'   e
utilizzando le risorse disponibili a legislazione vigente,  e  previo
superamento di un apposito esame-colloquio diretto a  verificarne  la
perdurante idoneita'; 
        b) le graduatorie approvate negli anni dal 2012 al 2017  sono
utilizzabili fino al 30 settembre 2020; 
        c) le graduatorie approvate  negli  anni  2018  e  2019  sono
utilizzabili entro tre anni dalla loro approvazione». 
    5. Peraltro, l'art. 91, comma 4, del decreto legislativo  n.  267
del 2000 dispone che «Per gli enti locali le graduatorie  concorsuali
rimangono  efficaci  per  un  termine  di  tre  anni  dalla  data  di
pubblicazione per l'eventuale copertura dei posti che si venissero  a
rendere successivamente vacanti e disponibili, fatta eccezione per  i
posti  istituiti  o  trasformati  successivamente  all'indizione  del
concorso medesimo», prevedendo, quindi, una durata delle  graduatorie
degli enti pubblici locali che si pone in armonia  con  quella  delle
graduatorie nazionali. 
    6. Per tali motivi, in considerazione della  circostanza  che  la
fattispecie delle graduatorie concorsuali afferisca  alla  competenza
esclusiva dello Stato in materia di «ordinamento civile», trattandosi
di una fase prodromica e funzionale all'instaurazione del rapporto di
lavoro, si palesa un contrasto dell'art. 10, comma 1, con l'art. 117,
comma secondo, lettera l) della Costituzione. 
    7. La recente giurisprudenza di codesta Ecc.ma Corte in  materia,
che e' nota, costituita dalle sentenze n. 241/18 e 5/20, ha affermato
principi  che  non  sono  tutti  perfettamente  sovrapponibili   alla
fattispecie in esame. 
    8. Ed infatti,  acquisita  la  recente  importazione  ermeneutica
espressa dalla Corte, vale la pena di  considerare  che  la  sentenza
della Corte costituzionale n. 241/2018, si riferisce alla proroga  di
graduatorie ben  piu'  recenti  di  quelle  interessate  dalla  norma
provinciale in esame. 
    9. Sotto questo profilo, si ribadisce  che  l'art.  10  in  esame
genera un contrasto con  le  sopra  richiamate  disposizioni  di  cui
all'art. 1, comma 147, della legge n. 160 del 2019, segnatamente  con
particolare riferimento  alla  lettera  a),  laddove  si  dovesse  in
ipotesi assumere,  stante  l'impossibilita'  di  dedurre  riferimenti
certi dal dato letterale,  che  le  graduatorie  in  esame  risalgono
all'anno 2011. 
    10. E difatti, cosi' supponendo, il  tempo  di  vigenza  previsto
dalla legge provinciale - 30  giugno  2020 -  risulterebbe  ben  piu'
ampio di quello indicato dalla norma statale,  dunque,  in  contrasto
con essa sotto il profilo temporale. 
    11. La disposizione di cui all'art.  10,  comma  1,  della  legge
Trento n. 12/2019,  peraltro,  contrasta  anche  con  i  principi  di
coordinamento della finanza pubblica,  di  cui  all'art.  117,  comma
terzo, Cost.. 
    12.  Sotto  questo  profilo,  si  puo',  quindi,  valorizzare  la
sentenza n. 5/20,  che  -  assorbita  la  questione  di  legittimita'
costituzionale per contrasto con gli articoli 3  e  97  Cost.  -  ha,
tuttavia,   dichiarato   la   illegittimita'   costituzionale   della
disposizione relativa alla validita' delle graduatorie concorsuali di
cui al sopra richiamato art. 47, comma 1, della legge reg. Basilicata
n. 38 del 2018, per contrasto con i principi di «coordinamento  della
finanza pubblica»  (art.  117,  terzo  comma,  Cost.)  delineati  dal
legislatore statale nella citata legge n. 205 del 2017. 
    13. In particolare, nella  sentenza  n.  5/2020,  codesta  Ecc.ma
Corte,  esaminata  la  disciplina  relativa  allo  scorrimento  delle
graduatorie dei concorsi pubblici, ha ritenuto che lo scorrimento  e'
«divenuta «regola generale», sia in considerazione  delle  «finalita'
di contenimento della spesa pubblica in relazione ai costi  derivanti
dall'espletamento  delle  nuove  procedure  concorsuali»,   sia   per
proteggere i soggetti collocati nelle graduatorie, «in considerazione
del blocco delle assunzioni» (Consiglio di Stato, Adunanza  plenaria,
sentenza 28 luglio 2011, n. 14). 
    17. Alla  luce  della  evoluzione  della  normativa  in  materia,
codesta Ecc.ma Corte ha considerato che l'art. 1, comma 1148, lettera
a), della legge di bilancio per il  2018,  che  ha  prorogato  al  31
dicembre 2018 l'efficacia delle graduatorie dei concorsi pubblici per
assunzioni a tempo indeterminato, vigenti alla data del  31  dicembre
2017 e relative alle amministrazioni pubbliche soggette a limitazioni
delle assunzioni, va ricondotta nel  novero  di  quelle  disposizioni
statali che,  «agendo  sul  rilevante  aggregato  di  spesa  pubblica
costituito dalla spesa per il personale,  pongono  limiti  transitori
alla facolta' delle regioni [...]  di  procedere  ad  assunzioni  (ex
plurimis, sentenze n. 1 del 2018, n. 72 del 2017, n. 251 del 2016, n.
218 e n. 153 del 2015)» (sentenza  n.  241  del  2018)  e,  pertanto,
stabilisce un principio fondamentale di coordinamento  della  finanza
pubblica, vincolante per le Regioni. 
    18. In applicazione dei principi affermati nella sentenza n. 5/20
anche la disciplina prevista nell'art. 10 della legge Provinciale  di
Trento n. 12/2019 si pone in contrasto con l'art. 117,  terzo  comma,
Cost. - principio di coordinamento della finanza pubblica, stante  il
contrasto, nei termini  sopra  indicati,  con  la  normativa  statale
interposta. 
    19. L'art. 10,  comma  2,  in  esame  esclude  dalla  proroga  le
graduatorie relative al personale sanitario; la  predetta  esclusione
non  appare  giustificata  ne'  in  linea  con  le   previsioni   del
legislatore nazionale, che non  ha  disposto  esclusioni  riferite  a
particolari categorie di personale;  la  disposizione,  pertanto,  si
pone  in  contrasto  con  l'art.  3  della  Costituzione,  in  quanto
stabilisce  una  disciplina  differente  per  situazioni  del   tutto
analoghe, non essendo giustificato  un  diverso  trattamento  per  il
personale sanitario. 
    20. L'art. 12, comma  3,  nel  sostituire  il  comma  6-quinquies
dell'art. 56 della legge provinciale 23 luglio 2010, n.  16,  prevede
che «per far fronte alla situazione emergenziale di carenza di medici
specialisti in alcune discipline derivante dal persistente e  inutile
esperimento delle procedure concorsuali,  al  fine  di  garantire  il
diritto costituzionale di tutela  della  salute  e  la  garanzia  dei
livelli  essenziali  di  assistenza   che   il   servizio   sanitario
provinciale e' tenuto a  garantire  ai  propri  assistiti,  l'Azienda
provinciale per i servizi sanitari puo', nelle more dell'espletamento
di ulteriori procedure concorsuali, affidare  incarichi  individuali,
con contratto di lavoro autonomo, per  lo  svolgimento  di  attivita'
sanitarie, anche a carattere ordinario, purche' sia stato previamente
accertato che non  vi  sono  professionisti  disponibili  individuati
attraverso gli  ordinari  strumenti  di  acquisizione  del  personale
oppure medici specializzati con contratti di formazione specialistica
ai sensi dell'art. 4 della legge provinciale 6 febbraio  1991,  n.  4
interventi volti ad agevolare la formazione di medici  specialisti  e
di personale infermieristico). Gli incarichi sono attribuiti  con  la
clausola di anticipata cessazione nel caso in cui si  sia  verificato
l'utile esperimento della procedura  concorsuale.  Per  garantire  la
qualita' del servizio, gli incarichi sono conferiti a seguito  di  un
avviso  formato  secondo  criteri  di  imparzialita',  trasparenza  e
pubblicita' e sulla base di  un  criterio  di  qualita'  curricolare.
Nuovi incarichi al medesimo soggetto possono essere conferiti solo se
persistono le condizioni previste da questo comma». 
    21.  Preliminarmente,  e'  opportuno  evidenziare  che  il  comma
6-quinquies dell'art. 56 della legge provinciale 23 luglio  2010,  n.
16 era stato gia' oggetto di modifica da  parte  dell'art.  46  della
precedente legge provinciale n. 5/2019, impugnato  con  delibera  del
Consiglio dei ministri del 3 ottobre 2019. 
    22. Anche nell'attuale formulazione il comma 6-quinquies,  al  di
la' del nomen iuris - «contratto di lavoro autonomo» - impiegato  per
descrivere il conferimento degli incarichi di cui trattasi,  consente
l'impiego dei soggetti incaricati  nello  svolgimento  «di  attivita'
sanitarie, anche a carattere ordinario», come lavoratori subordinati. 
    23. La norma provinciale, quindi, continua a non essere in  linea
con i rigorosi principi enucieati dagli articoli 7 e 36  del  decreto
legislativo n. 165/2001, che forniscono puntuali coordinate e vincoli
per le pubbliche amministrazioni nel solo rispetto dei quali  sarebbe
consentito, per far fronte alla contingente  carenza  di  specialisti
nel Servizio sanitario nazionale, avvalersi di  contratti  di  lavoro
flessibili. 
    24. Nello specifico, l'art. 36, comma 1, del decreto  legislativo
n. 165 del 2001, dispone che il fabbisogno  ordinario  di  personale,
anche  medico,  deve  essere  coperto  mediante  assunzioni  a  tempo
indeterminato. 
    25. Il ricorso a tipologie di lavoro flessibile, come specificato
dal comma 2 dell'art. 36 menzionato (nella  forma  del  contratto  di
lavoro a tempo determinato o delle  collaborazioni  anche  di  natura
professionale)  e'  consentito  a  fronte  di  situazioni  temporanee
(attivita'  di  durata  limitata  non   rientranti   nel   fabbisogno
ordinario) o eccezionali. 
    26. Pertanto, il ricorso a tale tipologia di contratto di  lavoro
flessibile per un fabbisogno  ordinario  potrebbe  essere  consentito
solo nel presupposto di esigenze eccezionali e transitorie. 
    27. Si richiamano, inoltre, il comma 5-bis e il successivo  comma
6 del citato art. 7 del decreto legislativo n. 165/2001. 
    28. Il primo dispone «il divieto alle  pubbliche  amministrazioni
di  stipulare  contratti  di  collaborazione  che  si  concretano  in
prestazioni di lavoro esclusivamente personali continuative e le  cui
modalita' di esecuzione siano organizzate dal committente  anche  con
riferimento ai tempi e al  luogo  di  lavoro. I  contratti  posti  in
essere in violazione del presente  comma  sono  nulli  e  determinano
responsabilita' erariale», mentre il comma 6 delinea la  possibilita'
per  le  amministrazioni  pubbliche   di   conferire   esclusivamente
incarichi individuali con contratto di lavoro autonomo in presenza di
specifici presupposti di legittimita'. 
    29. Tali principi sono espressamente riconfermati nella circolare
n. 6 del 2014 del Ministro  per  la  semplificazione  e  la  pubblica
amministrazione,    recante    «Interpretazione    e     applicazione
dell'articolo 5, comma 9, del decreto-legge  n.  95  del  2012,  come
modificato dall'art. 6 del decreto-legge 24 giugno  2014,  n.  90»  e
nella nota prot. DFP 0037697  P-4.17.1.7.5  del  7  giugno  2019  del
Dipartimento della funzione  pubblica,  ove  e'  stato  chiarito,  in
relazione al conferimento di incarichi libero professionali  anche  a
medici specialisti  in  quiescenza,  che  esistono  delle  condizioni
ordinamentali di carattere generale in materia di ricorso a tipologie
di lavoro flessibile, nonche' specifiche per  il  conferimento  degli
incarichi a soggetti esterni  alla  pubblica  amministrazione,  siano
essi in quiescenza o meno. 
    30. Al riguardo, non si puo' omettere di rilevare l'aporia tra il
divieto di rinnovo di siffatti  incarichi,  previsto  dal  menzionato
comma 6, lettera c), dell'art. 7 del decreto legislativo n.  165  del
2001 e la possibilita' di  conferire  «Nuovi  incarichi  al  medesimo
soggetto», prevista dal comma 3 dell'art. 12 della legge provinciale. 
    31. Pertanto, tale comma si pone  in  contrasto  con  le  vigenti
disposizioni statali interposte (contenute nel decreto legislativo n.
165/2001) che costituiscono espressione  della  competenza  esclusiva
che l'art. 117, comma secondo, lettera  l),  della  Costituzione  che
riserva  allo  Stato  la  materia  del  riordinamento  civile»  (cfr.
sentenza n. 251/2016, che riconduce a tale  materia  numerosi  ambiti
del rapporto pubblico, fra cui  la  disciplina  della  relativa  fase
costitutiva), oltreche' principi fondamentali di coordinamento  della
finanza  pubblica,  ai  sensi  dell'art.  117,  terzo  comma,   della
Costituzione; 
    32. La norma si pone anche in contrasto con le  norme  statutarie
di cui al decreto del Presidente  del Consiglio 31  agosto  1972,  n.
670, in particolare, l'art. 4, n. 1,  tenuto  conto  del  riferimento
espresso  di  tale  disposizione   (art.   4,   primo   comma)   alla
«Costituzione  ed  ai  principi  dell'ordinamento   giuridico   della
Repubblica». 
    33. Anche su questo argomento si richiamano  alcuni  punti  della
sentenza di codesta Ecc.ma Corte  n.  5/2020  che  ha  dichiarato  la
illegittimita'  costituzionale  dell'art.   53   della   legge   reg.
Basilicata n.  38  del  2018,  la'  dove  disponeva  la  proroga  dei
contratti  di  collaborazione  presso  enti  e   strutture   connesse
all'amministrazione regionale: tale disposizione era stata  impugnata
per contrasto con l'art. 7, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo
2001,  n.  165  (Norme  generali  sull'ordinamento  del  lavoro  alle
dipendenze delle amministrazioni pubbliche), che vieta  di  ricorrere
alle proroghe di contratti di collaborazione, tranne che  quando  sia
stata accertata  l'impossibilita'  oggettiva  di  utilizzare  per  il
medesimo scopo il personale gia' a disposizione dell'amministrazione,
e comunque solo in via temporanea e sulla base di  una  procedura  di
comparazione fra candidati. 
    34. In tal modo, la disposizione indicata determinava una lesione
della sfera di competenza legislativa statale esclusiva in materia di
«ordinamento civile» di cui all'art. 117, secondo comma, lettera  l),
Cost. 
    35. Con la sentenza n. 5/2020 codesta Ecc.ma Corte - in  aderenza
ad altre precedenti decisioni (sentenza n. 157 del 2019 e n. 189  del
2007) - ha, in particolare, ritenuto che le disposizioni che mirano a
prorogare la durata  di  contratti  di  collaborazione  coordinata  e
continuativa gia'  in  essere  con  enti  e  strutture  regionali  e,
conseguentemente, la durata dei rapporti di collaborazione fondati su
tali  contratti,  pur  incidendo  sulla  materia  dell'organizzazione
amministrativa regionale, come sostenuto dalla difesa  della  Regione
Basilicata, sono riconducibili alla materia dell'ordinamento civile. 
    36. Nella sentenza e' stato anche precisato che  «Il  legislatore
statale e' intervenuto piu' volte sulla materia delle  collaborazioni
coordinate e continuative in  senso  restrittivo,  per  impedire  gli
abusi nel ricorso a tale strumento contrattuale, con  la  conseguente
elusione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato»  e  con
diverse disposizioni normative, tutte indicate  nella  decisione,  ha
fissato limiti alla possibilita' di ricorrere a tale strumento. 
    37. In particolare,  sono  state  abrogate  le  norme  precedenti
inerenti alla collaborazione «a progetto» ed e' rimasta in vigore  la
precedente disciplina generale della  collaborazione  continuativa  e
coordinata richiamata dall'art. 409 del codice di procedura civile. 
    38. Con il decreto legislativo 25 maggio  2017,  n.  75,  recante
«Modifiche e integrazioni al decreto legislativo 30  marzo  2001,  n.
165, ai sensi degli articoli 16, commi 1, lettera a),  e  2,  lettere
b), c), d) ed e) e 17, comma 1, lettere a), c), e), f),  g),  h),  l)
m), n), o), q), r), s) e z), della legge 7 agosto 2015,  n.  124,  in
materia di  riorganizzazione  delle  amministrazioni  pubbliche»,  e'
stato espressamente introdotto, nel testo del decreto legislativo  n.
165 del  2001,  il  divieto  per  le  pubbliche  amministrazioni  «di
stipulare  contratti  di  collaborazione   che   si   concretano   in
prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui
modalita' di esecuzione siano organizzate dal committente  anche  con
riferimento ai tempi e al luogo di lavoro» (art. 7,  comma  5-bis)  e
sono state puntualmente delimitate le deroghe a tale divieto (art. 7,
comma 6). 
    39.  L'art.  7,  comma  6,  cit.  stabilisce,  infatti,  che  «le
amministrazioni pubbliche possono conferire esclusivamente  incarichi
individuali,  con  contratti  di  lavoro  autonomo,  ad  esperti   di
particolare e comprovata specializzazione anche universitaria»,  «per
specifiche esigenze cui non  possono  far  fronte  con  personale  in
servizio», solo al ricorrere di specifiche condizioni, indicate  come
«presupposti  di  legittimita'»:  in  particolare  si  richiede,  fra
l'altro, che l'oggetto della prestazione corrisponda  a  obiettivi  e
progetti specifici e determinati e sia coerente con  le  esigenze  di
funzionalita' dell'amministrazione conferente; che  l'amministrazione
abbia  preliminarmente  accertato   l'impossibilita'   oggettiva   di
utilizzare le risorse  umane  disponibili  al  suo  interno;  che  la
prestazione abbia natura temporanea e altamente qualificata. 
    40. Come si  chiarisce  ancora  nella  sentenza  n.  5/2020,  «Si
esclude  la  possibilita'  di  rinnovo,  mentre  si  stabilisce   che
«l'eventuale proroga dell'incarico originario e' consentita,  in  via
eccezionale, al solo fine di completare il progetto e per ritardi non
imputabili al collaboratore» (art. 7, comma 6, lettera c). Infine, si
introduce  una  fattispecie  di  responsabilita'  amministrativa  del
dirigente che abbia stipulato un simile contratto «per lo svolgimento
di funzioni ordinarie». 
    41. Codesta Ecc.ma Corte ha, quindi, dichiarato  l'illegittimita'
costituzionale dell'art. 53 della legge reg.  Basilicata  n.  38  del
2018,  nella  parte  in  cui  tale  disposizione   ha   previsto   la
possibilita' di prorogare gli incarichi in questione. 
    42. In applicazione dei principi sopra esposti, l'art. 12,  comma
3  oggetto  della  presente  impugnazione  consente  la  stipula   di
incarichi individuali, con contratto di lavoro autonomo, «nelle  more
dell'espletamento  di   ulteriori   procedure   concorsuali»,   senza
stabilire un limite temporale e senza che vi sia  stato  un  rigoroso
accertamento  della   possibilita'   di   utilizzare   il   personale
strutturato; tale disciplina si pone in contrasto con le disposizioni
sopra richiamate e ne  va,  pertanto,  dichiarata  la  illegittimita'
costituzionale. 
    42. La disposizione di cui all'art. 12, comma 3 e', parimenti, in
contrasto con l'art. 117, comma terzo, Cost. e, in particolare, con i
principi fondamentali posti dal  legislatore  statale  nella  materia
concorrente della «tutela  della  salute»  (cfr.  ex  multiis,  Corte
cost., n. 422/2006 e n. 295/2009), tra  i  quali  devono  annoverarsi
quei principi, dettati con riferimento alle modalita' e ai  requisiti
di accesso al Servizio sanitario nazionale, che si collocano  in  una
prospettiva di miglioramento del «rendimento» del servizio offerto e,
dunque,    di    garanzia,    oltreche'    del     buon     andamento
dell'amministrazione,    anche    della    qualita'    dell'attivita'
assistenziale  erogata  (in  tal  senso,  Corte  cost.,  sentenza  n.
181/2006). 
    43. E', infatti, evidente che solo  con  un  rapporto  di  lavoro
stabile e a tempo indeterminato si puo' garantire la continuita'  del
servizio di tutela della salute.